|
Finora sono stati compiuti numerosi passi grandi e piccoli, ma diverse iniziative sono state realizzate solo su basi spontanee. Il cambiamento climatico, che nel frattempo è diventato inevitabile e le cui conseguenze possono solo essere mitigate, mostra ora che la necessità di intervento è maggiore di quanto finora supposto. Perfino negli USA, dove la politica continua a dimostrarsi contraria agli accordi internazionali di protezione del clima, l’economia in generale e il settore immobiliare in particolare stanno già da tempo riflettendo circa iniziative e misure di salvaguardia del clima.
Sostenibilità però non significa solo ridurre le emissioni di CO2, ma molto di più. Qui, tuttavia, come è inevitabile nel caso di sistemi complessi, un fattore dipende strettamente dall’altro. Un’interessante definizione di sostenibilità collegata al settore immobiliare in senso lato, l’ha fornita recentemente l’architetto olandese Erick van Egeraat. Indicando l’immagine del centro storico della città di Lucca, ha affermato: “Questo è per me uno sviluppo urbanistico sostenibile”. A rigore si tratta del modello altamente concentrato della città europea, dove abitazione e lavoro si coniugano fra loro, si scambiano merci ed opinioni, la vita pubblica e privata si svolgono in stretto contatto.
Se fino all’inizio del 19° secolo e oltre era possibile abbracciare con uno sguardo anche le grandi città, queste sono oggi molto più grandi per quanto riguarda la loro estensione ed il numero dei loro abitanti e si presentano spesso come solo il centro di un agglomerato che si espande ampliamente fino ai dintorni. E lo sviluppo continua a passi da gigante: mentre nel 1950 c’erano solo due città che superavano i dieci milioni di abitanti, Tokio e New York, nel 2004 questo numero era già salito a 22. Secondo le previsioni dell’ONU entro il 2025, su una popolazione mondiale di circa otto miliardi di persone cinque miliardi, il doppio rispetto al 1995, vivranno nelle aree urbane ad alta concentrazione.
Lo sviluppo sostenibile si giocherà, dunque, prevalentemente nelle città. Ciò vale non solo per le megalopoli del futuro che in parte crescono più velocemente di quanto possano essere sviluppate le relative infrastrutture. Ne saranno toccate anche le città piuttosto grandi dei cosiddetti stati industrializzati dove la popolazione tende ad invecchiare sempre più e che quindi si trovano ad affrontare misure per frenare la fuga dei loro abitanti. Se, quindi, la sostenibilità si decide nei contesti urbani, anche il settore immobiliare dovrà ripensare le strategie e le soluzioni finora adottate. Le richieste nei confronti degli edifici e delle loro caratteristiche qualitative devono cambiare, i siti devono essere definiti secondo nuovi canoni, mentre taluni oggetti oggi quotatissimi potranno rivelarsi tra breve veri “fondi di magazzino“.
|